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16 marzo 2015

Café Neo: lo Starbucks d’Africa?

Al bancone, uomini in giacca e cravatta ordinano cappuccini da portare via. Sessioni di brainstorming si tengono sui divani confortevoli, dove siedono giovani armati di portatili e di frappuccini.

A New York, Londra o Parigi sarebbe una scena normale. Ma questo café si trova a Lagos, la città più grande della Nigeria, dove fino a poco tempo fa era praticamente impossibile trovare un espresso decente.

Café Neo è stato creato dai fratelli Ngozi e Chijoke Dozie pensando proprio ai nigeriani rimpatriati, sapendo che gli anni trascorsi all’estero trasformano i modi di vivere, i gusti e le aspettative di chi viaggia e poi torna in patria.


I fratelli sperano di conquistare le maggiori città d’Africa con il loro caffè 100% africano, prima dell’arrivo di multinazionali, in primis la Starbucks. Molte catene americane come la KFC e la Domino’s Pizza sono sbarcate in Nigeria, ma il gigante del caffè – nonostante abbia più di 20.000 locali in 65 Paesi in giro per il mondo – è completamente assente dall’Africa sub-sahariana.

Al momento, Neo ha tre café a Lagos e uno a Kigali. Nel corso del 2015 aprirà altri 2 locali nella metropoli nigeriana, mentre un piano di espansione nel resto del continente è in fase di sviluppo.



Una delle chiavi del successo di Neo è il caffè che serve: arabica dal Rwanda. Vende un caffè africano al 100%, mirato al consumatore africano. L’obiettivo è quello di creare una catena che unisce le comunità e favorisce l’innovazione e la creatività; di diventare quel brand che offre uno spazio dove chi ama il caffè può incontrare altre persone, scambiare idee e creare grandi progetti insieme.

Come spiegano i fondatori nel loro sito, nella lingua Tswana la parola ‘neo’ significa ‘dono’, mentre in latino vuol dire ‘nuovo’… quindi la loro iniziativa è un nuovo cammino, un nuovo approccio che permette agli africani di raccogliere un dono offerto dalla loro terra e di bere il caffè prodotto localmente, invece di esportare i chicchi per poi importare un prodotto di qualità mediocre.

Café Neo celebra il ritorno del caffè alle sue radici africane, una tazzina alla volta.

12 settembre 2014

Ghetto Kids Uganda: chi sono i bambini che ballano nel video virale?

Bambini ballerini "Ghetto Kids", Uganda

Quest’estate vi sarà capitato di vedere un filmato di 5 bambini africani che ballano in mezzo a una strada sterrata. Si tratta del primo video girato da un simpatico quintetto (4 bimbi e una bimba tra gli 8 e i 12 anni), conosciuti come Ghetto Kids.

Il video in pochi mesi è arrivato a più 5 milioni di visualizzazioni solo su Youtube, un vero e proprio record per un video proveniente dall’Africa.

Cresciuti tra le Slum (baraccopoli) in Uganda, hanno avuto una vita difficile. Ai microfoni della BBC, Alex Sempija (12 anni) spiega che prima di unirsi al gruppo di danza, doveva chiedere l’elemosina per strada. E se non riusciva a racimolare qualche soldo, cercava il cibo tra la spazzatura. Ora, grazie al successo dei Ghetto Kids, è riuscito ad affittare una stanza per lui e la mamma a Kampala ed è tornato a studiare a scuola.


La mente dietro ai Ghetto Kids è il maestro di matematica, nonché manager e coreografo del gruppo, Dauda Kavuma, ex bambino di strada. Tempo fa, Kavuma ha lanciato una piccola organizzazione caritatevole (The Triplets) per aiutare i bambini poveri tramite la promozione del talento, in particolare la danza. Quando ha sentito l’annuncio che il cantante ugandese Eddy Kenzo cercava dei bambini per il video della sua canzone ‘Sitya Loss’, ha registrato un video fatto in casa, o meglio, su strada, con i suoi piccoli ballerini.

Il video è contagioso e il sorriso sulle labbra è garantito: i bambini si esibiscono con delle mosse fuori dagli schemi in una simpatica ‘dance off’ (sfida di ballo). Se non lo avete visto, buon divertimento!
Pubblicato su Youtube a gennaio, il successo locale del video è stato immediato. A marzo, i bambini sono apparsi nel video ufficiale di Eddy Kenzo. Verso metà anno, il video originale ha preso il via anche a livello internazionale, al punto che c’è una petizione per cercare di portare i bimbi negli USA per un’apparizione del programma di Ellen DeGeneres.

Nel frattempo, i bambini Alex, Bashir, Isaac, Fred e Patricia si esibiscono in pubblico nel loro paese natale, presentando nuove coreografie. Si allenano quasi tutti i giorni, ma l’educazione rimane al primo posto. I fondi raccolti, infatti, servono per aiutare il gruppo ed altri bambini a pagare le quote scolastiche, a comprare libri, uniformi e altro materiale.

Ecco un altro video girato dai Ghetto Kids e altri piccoli compagni, al ritmo della canzone 'Jambole' di Eddy Kenzo.

Iniziativa simile: Victoria Sports Association in Kenya - promuove il talento tramite lo sport e il calcio per mantenere i bambini a scuola e fuori dalle strade www.vsakenya.org

Alcuni libri, per saperne di più sull'Uganda

03 luglio 2014

L’Algeria dona il premio della Coppa del Mondo ai poveri in Gaza

Il rientro della nazionale in Algeria (foto Getty Images)

L’attaccante della nazionale algerina di calcio, Islam Slimani, ha rivelato che il premio di 9 milioni di dollari (6,6 milioni di euro) vinto ai Mondiali Brasile 2014, verrà donato alla popolazione in difficoltà in Palestina.

La squadra nordafricana ha conquistato moltissimi fan in giro per il mondo grazie alla performance grintosa e creativa che l’ha portata per la prima volta nella sua storia fino agli ottavi di finale, dove ha dato del filo da torcere alla Germania.

E ora, questo gesto di generosità e solidarietà sta già facendo il giro del mondo sui social network. Slimani gioca allo Sporting Lisbona, ma gli altri compagni di avventura giocano per squadre ben più modeste in Algeria, Tunisia e Francia.

Speriamo che questo comportamento serva da esempio anche ad altre squadre con calciatori pagati molto di più!


23 giugno 2014

Architetti africani emergenti: edifici creativi in Africa e non solo

Scuola in Burkina Faso
Una delle scuole ideate da Diebedo Francis Kere in Burkina Faso:
blocchi di terra cruda e tetti in acciaio

L’Africa è una terra in costruzione. Qui, nel 2013, più di 220 miliardi di dollari sono stati spesi per la costruzione di edifici.

Negli anni, molti architetti stranieri sono riusciti a mettere la loro firma nel continente, ma un numero sempre più crescente di talenti locali si sta facendo avanti per modellare i paesaggi, e in alcuni casi anche per esportare il proprio genio all’estero.

“L’Africa guarda sempre verso il nord. Non sempre guarda a casa propria, dove in realtà c’è molta competenza e conoscenza indigena”, dice alla CNN Ian Low, professore di architettura presso la University of Cape Town ed editore della versione sudafricana di Architectural Digest.

La dimostrazione? Diamo un’occhiata ad alcuni architetti contemporanei africani individuati dalla CNN.

21 febbraio 2014

Kakenya: la speranza delle bambine Maasai

Bambine Maasai studiano in Kenya

Nel 1993, a soli 14 anni Kakenya Ntaiya vive un’esperienza terribile che ogni ragazzina Maasai deve affrontare davanti al villaggio, senza piangere: la mutilazione genitale femminile. “Era molto doloroso, persi conoscenza” ricorda oggi la trentaquattrenne Kakenya.

Ma a differenza delle sue amiche, che dopo la cerimonia si vedevano costrette a sposarsi e ad abbandonare la scuola, Kakenya aveva un piano ben diverso. Infatti, la bambina aveva negoziato un accordo con suo padre: aveva promesso di affrontare l’operazione a patto di poter finire il liceo dopo il rito di passaggio. Altrimenti sarebbe scappata.

“Andare a scuola mi piaceva molto. Sapevo che dopo la mutilazione mi sarei dovuta sposare e che il mio sogno di diventare maestra sarebbe svanito” racconta Kakenya. Incoraggiata dalla mamma a lottare per una vita migliore, la ragazza cercò di posticipare il più possibile il rito di passaggio. E quando il padre finalmente le diede l’ultimatum, lei rispose con la sua presa di posizione.

L’atto di coraggio la ripaga abbondantemente: grazie agli ottimi voti Kakenya vince una borsa di studio negli Stati Uniti. Una parte della sua comunità raccoglie fondi per pagarle il viaggio aereo, e in cambio lei promette di ritornare per aiutare il villaggio, chiamato Enoosaen (Kenya occidentale).

10 febbraio 2014

La valigetta a energia solare che salva mamme e neonati

Durante un viaggio di ricerca in Nigeria, alla dottoressa Laura Stachel capita di assistere a un parto cesareo d’emergenza, durante il quale succede una cosa che la lascia a bocca aperta: l’elettricità se ne va e i dottori si ritrovano a dover operare al buio. “Ero l’unica ad essere sorpresa, era ovvio che gli altri erano abituati a lavorare in quelle condizioni, non ci fu alcuna reazione da parte loro” dice alla CNN.

Per fortuna, Stachel ha con sé una torcia e i dottori riescono portare a termine l’operazione senza problemi. Ma nel corso di quel viaggio di 2 settimane nel 2008, la dottoressa americana testimonia molte (troppe) altre volte in cui la vita delle mamme e dei neonati venivano messe a serio rischio semplicemente per la mancanza di elettricità. Le levatrici si arrangiavano come possibile per avere un po’ di luce: lanterne a cherosene, candele, perfino telefoni cellulari. “Ma non sono strumenti adeguati… se qualcuno ha un’emorragia, se un bambino ha bisogno della rianimazione, è necessario avere luce diretta”.

La World Health Organization e le Nazioni Unite stimano che nel 2010 circa 40mila donne nigeriane hanno perso la vita durante il parto, pari al 14% delle morti di questo tipo a livello mondiale. Anche le statistiche che riguardano la mortalità dei neonati sono tra le peggiori al mondo: ogni anno, circa il 4% dei bimbi nati in Nigeria muoiono prima di arrivare ai 28 giorni di vita (in paragone, negli Stati Uniti sono lo 0,4%).

Con l’aiuto del marito Hal Aronson, esperto in energia solare, la dottoressa si impegna a trovare un modo per aiutare le strutture ospedaliere nigeriane. Progettano un sistema elettrico solare capace di produrre gratuitamente l’energia per l’ospedale statale nel nord del Paese africano, dove la Stachel aveva condotto la ricerca.


03 febbraio 2014

La “ruota d’acqua” aiuta le comunità rurali

Ruota d'acqua in IndiaPerché portarsi a spalla 50 litri d’acqua… quando puoi farli rotolare per terra? Spesso si dice che le idee più semplici sono quelle migliori, e questa ne è una dimostrazione!

La WaterWheel, o ruota d’acqua, è un’ingegnosa invenzione che sta migliorando la vita di milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo, facilitando l’accesso all’acqua pulita e il trasporto della stessa.

Ruota d'acqua in AfricaLe prime ruote d’acqua, chiamate Hippo Rollers, si erano viste nel 2006 in Africa. Lo strumento è stato perfezionato dall’iniziativa imprenditoriale sociale Wello, che ne promuove l’utilizzo tra i villaggi rurali in India.

Secondo una ricerca fatta dalla stessa Wello, le donne delle comunità più remote dedicano fino al 25% della loro giornata al trasporto d’acqua per le loro famiglie. Si stima che nel mondo ci siano più di 1 miliardo di persone costrette a viaggiare più di mezzo miglio (più di 800 metri) per raggiungere una fonte di acqua pulita.

Grazie alla WaterWheel si possono trasportare fino a cinque volte la quantità d’acqua portabile a mano o a spalla, viaggiando molto più velocemente. Questo permette di migliorare la produttività nelle zone rurali, in quanto le donne e le bambine – tradizionalmente incaricate di prendere l’acqua – si possono dedicare ad attività più costruttive come l’educazione.

30 ottobre 2012

Etiopia: scarpe equosolidali, create con materiali riciclati


scarpe eque e sostenibili
Otto anni fa, in Etiopia, Bethlehem Tilahun Alemu decide di vendere scarpe create con materiali riciclati, tra cui pneumatici. L'azienda da lei creata, chiama SoleRebels, è presto diventata la prima impresa di calzature ad essere certificata dalla World Fair Trade Organization (WFTO) per il commercio equo e solidale.

Oggi è anche una delle imprese di maggior successo in Etiopia. Vende prodotti in 55 Paesi, soprattutto in Austria, Canada, Giappone, Svizzera e Stati Uniti. Le scarpe vengono vendute anche online.

Dopo aver studiato per diventare contabile, Bethlehem decise di avventurarsi nel business delle calzature al rendersi conto che il suo quartiere era pieno di artigiani di talento ma disoccupati. “Avevano le abilità ma nessuna opportunità per lavorare” dice l'imprenditrice, che era anche a conoscenza della crescente domanda per i prodotti eco-sostenibili all'estero. “Così ho deciso di creare le scarpe a mano, fatte con materiali locali da persone locali”.

26 luglio 2012

Al galoppo verso il successo in Kenya

al-galoppo-verso-il-successo-in-kenya
Dieci anni fa, dopo aver perso improvvisamente il posto di lavoro in banca, Anthony Muthama decide di occuparsi di qualcosa di completamente diverso... Ispirato dalla passione di suo figlio per i cavalli, apre una scuola di equitazione a Nairobi.

“Non è stata una cosa che avevo pianificato. Non sapevo nemmeno andare a cavallo. Ogni tanto portavo mio figlio a lezione, e un giorno ho deciso di cavalcare anch'io. Mi sono appassionato subito. Senza pensarci più di tanto ho detto a mia moglie: 'Dovremmo aprire una scuola di equitazione' e lei mi ha sostenuto da subito.”

Anthony investe i soldi della liquidazione nel progetto. Compra alcuni cavalli, costruisce le stalle e deve alimentare gli animali senza avere un reddito fisso: i 5000 dollari finiscono subito.

17 maggio 2012

Inye – il tablet africano

inye tablet africano
L'Africa ha poco da invidiare all'iPad della Apple: una compagnia nigeriana ha ideato e lanciato la propria versione di un tablet. Il prodotto si chiama Inye e costa la metà del cugino americano.

Saheed Adepoju, co-fondatore dell'azienda informatica nigeriana  The Encipher Group, spiega che uno degli obiettivi del progetto era quello di colmare il vuoto lasciato nel mercato nigeriano e africano dalla Apple, che non punta sul continente nero ma piuttosto sull'America e la Cina.

The Encipher Group mira anche a offrire un prodotto di qualità e a buon prezzo, capace di soddisfare la domanda di quanti vorrebbero comprare un tablet PC ma non se lo possono permettere.

La prima versione dell'Inye, il cui nome significa “il primo” in Igala (una delle lingue parlate in Nigeria), usa il sistema operativo Android, ha una capacità di 16 GB, include una fotocamera da 1.3 megapixel e sfrutta la connessione internet wifi o 3G.


18 marzo 2012

Riciclare saponette d'hotel per salvare bambini nel mondo

saponetta riciclata
Negli anni '70, Derreck Kayongo e la sua famiglia scappano dagli orrori della violenza nella loro terra natale, l'Uganda, e si rifugiano in Kenya, dove si devono abituare alla sopravvivenza senza accesso ai beni di prima necessità. Grazie ai sacrifici dei genitori e all'impegno di Derreck, il ragazzo riesce ad andare a scuola a Nairobi e ad avere un'occasione unica per trasferirsi a studiare negli Stati Uniti.

Durante il suo primo soggiorno in un hotel a Philadelphia, nei primi anni '90, Derreck si sorprende al vedere che in camera c'erano ben 3 saponette: una per il corpo, una per le mani e una per il viso, senza contare gli shampoo. “Perché hanno una saponetta per ogni parte del corpo?” si chiede, scoprendo che dopo ogni check-out, il sapone avanzato viene buttato via anche se appena usato.

29 febbraio 2012

Il tech-rivoluzionario d'Africa

Spesso descritto come il “Bill Gates d'Africa”, Herman Chinery-Hesse è uno dei pionieri del software nel continente nero. Sforna innovazioni da 20 anni, contribuendo all'abbattimento delle barriere tecnologiche tra l'Africa e il resto del mondo.

Nel 1991 l'inventore e visionario ghanese ha fondato la SOFTtribe, una compagnia di successo che ancora oggi fornisce assistenza tecnica e informatica alle aziende in tutta Africa.

Negli ultimi anni, Chinery-Hesse si è dedicato a portare l'e-commerce negli angoli più remoti del continente africano, scatenando una rivoluzione imprenditoriale che varia dai centri commerciali virtuali all'electronic ticketing alle assicurazioni digitali.

08 gennaio 2012

La casa fatta di... bottiglie di plastica

Come smaltire le bottiglie di plastica se nel proprio Paese ancora non esiste la raccolta differenziata e scarseggiano gli impianti di riciclaggio?

In Nigeria, nel villaggio di Yelwa è stato trovato un modo non solo per creare un progetto eco-sostenibile, ma anche un'attrazione turistica.

Per il Paese africano si tratta della prima casa costruita con bottiglie di plastica già usate e buttate via. Una volta riempite con la sabbia, le bottiglie vengono sistemate di lato e una sopra l'altra, mentre fango e argilla vengono spalmati su ogni strato.

La casa è rotonda, ovvero rispetta la popolare forma architettonica diffusa nella Nigeria settentrionale. All'esterno presenta un design particolare, creato dai fondi di bottiglia esposti nelle pareti. All'interno ci sono una camera da letto, salotto, bagno e cucina.

16 ottobre 2011

Ex bambini di strada gestiscono safari lodge in Tanzania

La piccola città di Arusha è conosciuta come la capitale turistica della Tanzania. Situata vicino al confine con il Kenya, funge da base per molte agenzie che organizzano safari nel Serengeti e dintorni.

Ma quando il sole tramonta su questa  pacifica città, emerge un lato più scuro e triste. I marciapiedi e i viali si riempiono di bambini e giovani ragazzi di strada. Non hanno una casa, non vanno a scuola e vivono ai margini della società. Considerata una minaccia, questa gioventù difficilmente riesce a trovare lavoro e molti ragazzi diventano tossicodipendenti.

La Watoto Foundation ha ideato un modo unico per aiutare i bambini di strada della Tanzania a ricostruire le loro vite e, allo stesso tempo, rafforzare l'industria del turismo. Gestisce il Kiboko Lodge, il primo safari resort di lusso il cui personale è composto solo da ex bambini di strada.

13 agosto 2011

Carestia in Somalia: bambino ghanese lancia raccolta fondi

In meno di una settimana, Andrew Andasi è riuscito a raccogliere più di 500 dollari (350 euro) per le vittime della carestia in Somalia. Una somma di tutto rispetto, visto che Andrew è un bambino di soli 11 anni che vive in Ghana.

Lo studente ha lanciato l'iniziativa pochi giorni fa, dopo aver visto in TV le immagini di bimbi e mamme in marcia alla ricerca di cibo in Somalia.

Intervistato dalla BBC, ha dichiarato che il suo obiettivo è di raccogliere 20 milioni di Cedi ghanesi (9 milioni di Euro) durante le vacanze scolastiche estive.

“Dovrebbero partecipare tutti: persone, compagnie, Chiese e altre organizzazioni” ha detto Andrew, che ha anche stampato volantini e adesivi per la sua campagna. La determinazione di questo bambino ha colpito i ghanesi, che lo hanno visto parlare in TV e alla radio.

Per informarsi su come realizzare la sua missione nel miglior modo possibile, si è recato presso l'ufficio del World Food Programme (WFP) dell'ONU in Ghana, dove è riuscito a parlare con il direttore locale. Il primo passo è stato quello di aprire un conto in banca per le donazioni.

Ismail Omer, rappresentante del WFP in Ghana, ha commentato “La sua determinazione è lodevole e lui si dà molto da fare. Quando è venuto a parlarmi della sua iniziativa mi sono emozionato. Spero che possa diventare un buon leader per la sua generazione”.

Buona fortuna Andrew!!!

16 luglio 2011

Turismo comunitario ed eco-sostenibile: l'esempio del Maasai Simba Camp

Il Maasai Simba Camp si trova nel Merrueshi Group Ranch, ai piedi del Monte Kilimanjaro e al lato dell'Amboseli National Park.

È gestito al 100% dai Maasai della zona, che usano i ricavi per sostenere una serie di programmi comunitari. Tra questi vi sono la costruzione e manutenzione di scuole, del centro sanitario del Merrueshi Village, la cooperativa delle donne (Maasai Women Cooperative) e progetti per la conservazione ambientale.

Oltre alle spettacolari e tradizionali esplorazioni della savana in jeep e mongolfiera, i turisti del Maasai Simba Camp possono vivere una serie di esperienze uniche. Alcuni esempi?

Natura: Trekking con le guide per eccellenza, ovvero i guerrieri Maasai in persona, che insegnano a interpretare i versi, le impronte e lo sterco degli animali, a riconoscere le erbe medicinali, a differenziare tra uccelli e animali che girano liberamente nel parco.

09 luglio 2011

Finalmente liberi: è nato il Paese più giovane del mondo

Il Sud Sudan nasce ufficialmente oggi, sabato 09 luglio 2011. Il conto alla rovescia è iniziato alle 21:00 della sera precedente, con migliaia di persone per le strade a festeggiare con tamburi e fuochi d'artificio. A mezzanotte, la televisione ha suonato il nuovo inno nazionale.

Il Sudan, a nord, è stato il primo Paese a riconoscere in modo ufficiale l'indipendenza del Sud Sudan. Si tratta del punto culminante di un processo iniziato con il trattato di pace del 2005 e finito con una lunga e sanguinosa guerra civile, nella quale hanno perso la vita circa 2 milioni di persone.

Tra i dignitari internazionali presenti nella capitale Juba per celebrare l'indipendenza ci sono anche il Presidente Sudanese Omar al-Bashir e il Segretario dell'Onu Ban Ki-moon. Il Sud Sudan è diventato il 193mo Stato a essere riconosciuto dalle Nazioni Unite, e il 54mo Stato membro ONU in Africa.

22 maggio 2011

I re leone? Il ruggito delle economie africane

Si sente spesso parlare della crescita dei BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) e dello spostamento del potere economico verso l'Asia. Ma la storia di successo degli ultimi 10 anni si trova altrove.

Un'analisi di The Economist (pubblicata all'inizio del 2011) ha scoperto che tra le 10 economie mondiali che sono cresciute più rapidamente, ben 6 si trovano nell'Africa sub-sahariana.

L'unico Paese BRIC nella Top Ten è la Cina, al secondo posto dopo l'Angola. Gli altri 5 'sprinter' (o velocisti) sono: Nigeria, Etiopia, Mozambico e Rwanda, tutti con tassi di crescita dell'8% e oltre. Nei 2 decenni prima del 2000, la classifica era composta da 9 Paesi asiatici e una sola economia africana, l'Uganda.

Tra il 1980 e il 2000, il tasso di crescita del PIL reale dell'Africa sub-sahariana ha registrato una media del 2,4%. Tra il 2000 e il 2010, è salito a una media annua del 5,7%, battendo l'America Latina (3,3%) ma non l'Asia (7,9%). La grande performance dell'Oriente riflette ampiamente il peso della Cina e dell'India; gran parte delle altre economie hanno registrato una crescita più lenta, come Corea del Sud e Taiwan (4%).

Nel corso dei prossimi 5 anni, l'Africa potrebbe passare in vantaggio. Ovvero, l'economia media africana sorpasserà la controparte asiatica.

O almeno dovrebbe. Le economie più povere hanno più potenziale per crescere e recuperare. Lo scandalo è stato che, in passato, il PIL pro-capite africano è diminuito per così tanti anni. Nel 1980, gli africani avevano un reddito medio pro-capite quasi 4 volte più alto di quello cinese. Oggi, i cinesi sono 3 volte più ricchi. La crescita demografica in Africa rallenta l'incremento del reddito pro-capite, anche se quest'ultimo è comunque cresciuto a un tasso annuo del 3% sin dal 2000, quasi due volte più velocemente rispetto alla media globale.

01 maggio 2011

Yawa: the hope of Ghanaian and African women

Questa è una versione in inglese dell'articolo su Yawa, fondatrice della LLN. Per leggere l'articolo in italiano, cliccare qui.


I  had the pleasure of meeting Yawa in 2004, during a course on democracy and tribalism in Ghana. At the time, I had immediately noticed and appreciated her great personality, wisdom and determination.

In the past few years, Yawa has confirmed herself as a leader in Ghana, both at university level as well as community level. Her passion? Defending and enhancing the role and opportunities of Ghanaian and African women in society and daily life.

She became the first female president of a college-level student government organization in Ghana. In 2007 she was invited to join the Pan-African Network of Emerging Leaders. She was one of the founders and presidents of Women of Ashesi, a support group for university-level women.

Yawa Hansen-Quao passionately defends women's rights and female empowerment. She organizes and promotes workshops about gender stereotyping, AIDS and sexual education. As a member of Toastmasters International, she shares the art of public speaking, helping other women to develop the necessary skills and confidence to become more effective communicators.

28 aprile 2011

Yawa: la speranza delle donne ghanesi e africane

Ho avuto il piacere di conoscere Yawa nel 2004 in Ghana, durante un corso sulla democrazia e il tribalismo in Africa. Già all'epoca avevo notato e apprezzato la sua grande personalità, saggezza e determinazione.

Negli ultimi anni, Yawa si è affermata come una leader sia a livello universitario che comunitario in Ghana, soprattutto per quanto riguarda la valorizzazione del ruolo e delle opportunità delle donne africane nella società e nella vita quotidiana.

È diventata la prima presidente donna di un'organizzazione governativa universitaria in Ghana. Nel 2007, è stata invitata al Pan-African Network of Emerging Leaders. È stata uno dei fondatori e dei presidenti di Women of Ashesi, un gruppo di supporto per le ragazze che frequentano l'università.

Yawa Hansen-Quao difende con passione i diritti delle donne e l'empowerment femminile. Organizza e promuove workshop sugli stereotipi di genere e programmi per la sensibilizzazione sull'AIDS e l'educazione sessuale. Come membro della Toastmasters International, condivide l'arte di parlare in pubblico, aiutando altre donne a sviluppare la fiducia e le abilità necessarie per diventare delle comunicatrici più efficaci.