18 ottobre 2014

Gli stracci? Una risorsa per aiutare l’Africa con la moda

Bimbe del progetto Youme che sfoggiano le uniformi scolastiche nuove ottenute in cambio degli stracci che tengono in mano

Youme è una partnership collaborativa concepita per aiutare le comunità africane più povere in modo creativo e tramite il riciclo: i vestiti vecchi vengono ritirati e trasformati in risorse utili per lo sviluppo sostenibile, educativo ed economico dei villaggi.

Come funziona? Le comunità che partecipano al progetto in Africa consegnano dei capi d’abbigliamento vecchi e stracciati a Youme, la quale si occupa di riutilizzare e trasformare questo materiale in prodotti utili da vendere negli USA e su Internet, generando così fondi che poi vengono reinvestiti in progetti per i villaggi.

04 ottobre 2014

ISIS: l’Iraq sdrammatizza con una commedia in TV

commedia TV sull'ISIS in Iraq

Non avere paura dello Stato Islamico (o ISIS - Islamic State of Iraq and Syria), prendilo in giro invece”. Questo è il messaggio di una nuova sitcom irachena appena andata in onda in TV e che ha subito avuto un grande successo, specialmente online.

Dawlat al-Khurafa (Stato Immaginario) è una nuova serie TV che ridicolizza il gruppo jihadista, raffigurando uno stato disfunzionale governato dai militanti dell’ISIS.

Abbiamo vietato le sigarette e sfollato i cristiani; abbiamo vietato il sesso extraconiugale, tranne che con i combattenti jihadisti” cantano i militanti barbuti mentre brandiscono le loro armi attorno al leader Abu Bakr al-Baghdadi, che li dirige sventolando delle fruste di cuoio. Alla fine di ogni ritornello, invitano il ‘boia’ ad unirsi alla loro festa.

Ovviamente è una scena molto diversa rispetto ai video inquietanti che lo Stato Islamico ha diffuso online di recente, in cui il boia e i militanti facevano ben altro. Ma l’autore dei 30 episodi della serie, Thaer al-Hasnawi, sostiene che l’umore è l’unico modo per ridurre la paura inflitta al popolo iracheno e per contrastare la guerra sull’informazione che l’ISIS sta vincendo sui social media.

12 settembre 2014

Ghetto Kids Uganda: chi sono i bambini che ballano nel video virale?

Bambini ballerini "Ghetto Kids", Uganda

Quest’estate vi sarà capitato di vedere un filmato di 5 bambini africani che ballano in mezzo a una strada sterrata. Si tratta del primo video girato da un simpatico quintetto (4 bimbi e una bimba tra gli 8 e i 12 anni), conosciuti come Ghetto Kids.

Il video in pochi mesi è arrivato a più 5 milioni di visualizzazioni solo su Youtube, un vero e proprio record per un video proveniente dall’Africa.

Cresciuti tra le Slum (baraccopoli) in Uganda, hanno avuto una vita difficile. Ai microfoni della BBC, Alex Sempija (12 anni) spiega che prima di unirsi al gruppo di danza, doveva chiedere l’elemosina per strada. E se non riusciva a racimolare qualche soldo, cercava il cibo tra la spazzatura. Ora, grazie al successo dei Ghetto Kids, è riuscito ad affittare una stanza per lui e la mamma a Kampala ed è tornato a studiare a scuola.


La mente dietro ai Ghetto Kids è il maestro di matematica, nonché manager e coreografo del gruppo, Dauda Kavuma, ex bambino di strada. Tempo fa, Kavuma ha lanciato una piccola organizzazione caritatevole (The Triplets) per aiutare i bambini poveri tramite la promozione del talento, in particolare la danza. Quando ha sentito l’annuncio che il cantante ugandese Eddy Kenzo cercava dei bambini per il video della sua canzone ‘Sitya Loss’, ha registrato un video fatto in casa, o meglio, su strada, con i suoi piccoli ballerini.

Il video è contagioso e il sorriso sulle labbra è garantito: i bambini si esibiscono con delle mosse fuori dagli schemi in una simpatica ‘dance off’ (sfida di ballo). Se non lo avete visto, buon divertimento!
Pubblicato su Youtube a gennaio, il successo locale del video è stato immediato. A marzo, i bambini sono apparsi nel video ufficiale di Eddy Kenzo. Verso metà anno, il video originale ha preso il via anche a livello internazionale, al punto che c’è una petizione per cercare di portare i bimbi negli USA per un’apparizione del programma di Ellen DeGeneres.

Nel frattempo, i bambini Alex, Bashir, Isaac, Fred e Patricia si esibiscono in pubblico nel loro paese natale, presentando nuove coreografie. Si allenano quasi tutti i giorni, ma l’educazione rimane al primo posto. I fondi raccolti, infatti, servono per aiutare il gruppo ed altri bambini a pagare le quote scolastiche, a comprare libri, uniformi e altro materiale.

Ecco un altro video girato dai Ghetto Kids e altri piccoli compagni, al ritmo della canzone 'Jambole' di Eddy Kenzo.

Iniziativa simile: Victoria Sports Association in Kenya - promuove il talento tramite lo sport e il calcio per mantenere i bambini a scuola e fuori dalle strade www.vsakenya.org

Alcuni libri, per saperne di più sull'Uganda

10 luglio 2014

Brasile: arte ed ecologia per diventare campioni di riciclaggio dei rifiuti

"La mia macchina non inquina!"
Le città più grandi del Brasile hanno un grande e serio problema per quanto riguarda i rifiuti, che non ha fatto altro che aggravarsi con l’afflusso di turisti per i Mondiali di Calcio 2014.

La più grande metropoli del Paese, São Paulo, produce circa 18 mila tonnellate di immondizia al giorno! Le discariche sono ormai piene e solo l’1% dei rifiuti viene riciclato.

Non sarà campione del mondo nel calcio,
ma Joao si considera il campione della
Coppa del Mondo di riciclaggio
Per fortuna c’è un esercito silenzioso di 20.000 ‘catadores, ovvero di persone che vagano per le strade di giorno e di notte raccogliendo e vendendo materiali riciclabili. I catadores (letteralmente ‘raccoglitori’) trasportano i rifiuti su dei carretti chiamati carroças.

Il lavoro importantissimo svolto da queste persone non è riconosciuto e non tutti i brasiliani sono al corrente della differenza che fanno i catadores nell’aiutare a pulire le strade delle loro città.

L’artista Thiago Mundano ha lanciato un progetto che cerca di puntare i riflettori sui catadores e di divulgare anche l’importanza di riciclare i rifiuti. L’iniziativa si chiama ‘Pimp My Carroça’, con il nome ispirato dal programma televisivo ‘Pimp my Ride’ in cui vecchie auto in cattivo stato vengono recuperate e messe apposto in modo (spesso) stravagante.

Mundano realizza dei graffiti sui carretti dei catadores, spesso includendovi dei messaggi sull’eco-riciclaggio... le carroças sicuramente non passano inosservate per strada!

Inoltre, organizza delle giornate in cui i catadores sfilano con i carretti per strada, dove ci sono anche stand informativi per educare i passanti su come effettuare la raccolta differenziata e per diffondere il concetto di responsabilità condivisa.
Una giornata 'Pimp my Carroça' in cui il pubblico viene informato sulla raccolta differenziata, può partecipare alla redazione di un manifesto locale per il riciclaggio di rifiuti e alla decorazione dei carretti
Per ogni città in cui si organizza la giornata ‘Pimp my Carroça’, i volontari dell’iniziativa e i locali che aderiscono all’evento scrivono un manifesto sulla raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Infine, il progetto di Mundano cerca anche di sostenere i catadores offrendo servizi sanitari, in quanto la maggior parte sono persone in difficoltà economica e a volte senza nemmeno una casa.

Ecco un video che presenta l’iniziativa. Ci sono i sottotitoli in inglese, anche se il portoghese non è poi così difficile da capire! Per più info e foto sul progetto, visitate pimpmycarroca.com

03 luglio 2014

L’Algeria dona il premio della Coppa del Mondo ai poveri in Gaza

Il rientro della nazionale in Algeria (foto Getty Images)

L’attaccante della nazionale algerina di calcio, Islam Slimani, ha rivelato che il premio di 9 milioni di dollari (6,6 milioni di euro) vinto ai Mondiali Brasile 2014, verrà donato alla popolazione in difficoltà in Palestina.

La squadra nordafricana ha conquistato moltissimi fan in giro per il mondo grazie alla performance grintosa e creativa che l’ha portata per la prima volta nella sua storia fino agli ottavi di finale, dove ha dato del filo da torcere alla Germania.

E ora, questo gesto di generosità e solidarietà sta già facendo il giro del mondo sui social network. Slimani gioca allo Sporting Lisbona, ma gli altri compagni di avventura giocano per squadre ben più modeste in Algeria, Tunisia e Francia.

Speriamo che questo comportamento serva da esempio anche ad altre squadre con calciatori pagati molto di più!


23 giugno 2014

Architetti africani emergenti: edifici creativi in Africa e non solo

Scuola in Burkina Faso
Una delle scuole ideate da Diebedo Francis Kere in Burkina Faso:
blocchi di terra cruda e tetti in acciaio

L’Africa è una terra in costruzione. Qui, nel 2013, più di 220 miliardi di dollari sono stati spesi per la costruzione di edifici.

Negli anni, molti architetti stranieri sono riusciti a mettere la loro firma nel continente, ma un numero sempre più crescente di talenti locali si sta facendo avanti per modellare i paesaggi, e in alcuni casi anche per esportare il proprio genio all’estero.

“L’Africa guarda sempre verso il nord. Non sempre guarda a casa propria, dove in realtà c’è molta competenza e conoscenza indigena”, dice alla CNN Ian Low, professore di architettura presso la University of Cape Town ed editore della versione sudafricana di Architectural Digest.

La dimostrazione? Diamo un’occhiata ad alcuni architetti contemporanei africani individuati dalla CNN.

31 maggio 2014

Rare riprese nella magnifica Grotta di Jeita, Libano


La Grotta di Jeita è un meraviglioso complesso di cavità cristallizzate a 20 km dalla capitale libanese, Beirut. Si snoda per 9 km lungo la Valle di Nahr-al-Kalb, rappresentando così una delle grotte più lunghe del Medio Oriente.

Si tratta di un’attrazione di rara bellezza che è stata fotografata e ripresa in pochissime occasioni, in quanto l’uso di qualsiasi tipo di foto- e video-camera è stata vietata per proteggere i suoi cristalli naturali, che potrebbero danneggiarsi con i flash.

21 aprile 2014

Moda africana sul web: MyAsho, la boutique online



Negli ultimi anni, gli abiti e i tessuti afro-centrici, con i loro colori vivaci e disegni audaci, hanno preso di sopravvento le passerelle di moda, chiamando l’attenzione di vari ‘fashionisti’ in giro per il mondo.

Ma per molti consumatori internazionali, specie per quelli senza accesso a negozi dedicati ai marchi africani, è spesso difficile poter acquistare capi di moda dall’Africa.

Per questo, molti designer africani stanno puntando sulla Rete per poter raggiungere un mercato più ampio, non solo tramite i loro siti ufficiali, ma anche attraverso delle e-boutique specializzate con più esperienza nel marketing online.

Uno di questi negozi virtuali è My Asho, lanciato nel giugno del 2009. Basato nel Regno Unito, il sito permette a stilisti africani – sia affermati che emergenti – di mettere in mostra le loro creazioni a un pubblico internazionale.

La fondatrice di My Asho (dalla parola in yoruba ‘aso’, che significa stoffa) è Dolapo Shobanjo. “Mi ero resa conto che gli stilisti africani non ricevevano la promozione che meritavano. Ne contattai vari, cercando di capire le loro difficoltà e necessità, e così decisi di creare uno spazio virtuale credibile” spiega alla CNN. Infatti, Dolapo ha stabilito degli standard di alto livello che i designer devono rispettare per poter apparire su My Asho. “Voglio essere sicura di promuovere persone serie. Ce ne sono molte che dicono di essere stilisti ma in realtà copiano semplicemente i pezzi di altri e hanno solo un sarto che cuce molto bene”.

L’obiettivo di Shobanjo è quello di mantenere un modello di business sostenibile, in grado di aiutare le comunità locali africane dove vengono prodotti i capi venduti sul sito. “Ho stabilito da subito dei principi etici e lavoro solo con stilisti che pagano bene i loro sarti e che investono nello sviluppo sostenibile dei loro villaggi o quartieri”.

Oggi, My Asho collabora con più di 30 designer africani ed ha clienti in più di 50 Paesi. Nel 2013, il sito ha lanciato My Asho Market, che vende una varietà di indumenti e accessori africani più commerciali, a prezzi meno impegnativi di My Asho, dove invece vengono esposti i pezzi di alta moda.

Fonte: CNN

13 marzo 2014

Mondiali Brasile 2014: camera con vista panoramica… in una favela?

Vista panoramica di Rio dalla favela

Arroccate sulle colline che si affacciano sulla costa, le baraccopoli di Rio di Janeiro – conosciute come favelas – godono di viste spettacolari, tra le migliori della città.

In vista della Coppa del Mondo, ormai a 100 giorni di distanza dal fischio d’inizio, molti abitanti delle favelas hanno deciso di aprire le porte di casa ai turisti, affittando posti letto, camere o perfino tutta la casa.

“Se vuoi vedere i Mondiali e vivere un’esperienza autentica del Brasile, questa opzione è davvero gratificante e unica” dice ai microfoni della CNN un turista olandese che soggiorna in un ostello nella favela di Vidigal.

I posti letto negli ostelli vicino alle spiagge di Copacabana e Ipanema di solito costano sui 30 euro a notte. Durante i campionati del mondo, arriveranno a costare fino a 300 euro a notte. Gli alberghi sono ancora più cari e spesso richiedono soggiorni minimi di più notti. Durante i Mondiali, un letto nell’Ostello di Alto Vidigal costerà quattro volte il prezzo normale, ma comunque non più di 50 euro.

Ovviamente, oltre a dormire in una camera o casetta modesta, chi soggiorna in una favela potrebbe trovarsi ad affrontare una situazione particolare, ad esempio mancanza di elettricità e trasporti precari. Ma la preoccupazione maggiore è la sicurezza. Fino a qualche anno fa, le favelas di Rio erano controllate dai trafficanti di droga. Con il processo di pacificazione, la polizia è riuscita a cacciare varie gang armate da diverse favelas, rendendole molto più sicure per gli abitanti e i visitatori.
Favela colorata, camere in affitto

Per poter prenotare un soggiorno in tranquillità e con la certezza di non incorrere in truffe, Elliot Rosenberg di Los Angeles ha lanciato il sito favelaexperience.com. Il portale permette di prenotare un letto, una camera o una casa messi a disposizione da persone selezionate tramite colloqui e network di fiducia. Inoltre, le strutture prenotabili si trovano nelle favelas che hanno le nuove unità di polizia permanente 24/7, introdotte proprio in vista dei Mondiali 2014 e delle Olimpiadi 2016.

Inoltre, una parte del ricavato del sito (ottenuto dalle commissioni) viene devoluto alle comunità per progetti che promuovono lo sviluppo sostenibile.

Uno degli obiettivi di Favela Experience è quello di sfatare miti e stereotipi negativi sulle favelas, dimostrando che sono posti sicuri con una cultura vibrante, piene di attività e di persone oneste.


Fonte: CNN
Foto: favelaexperience.com

21 febbraio 2014

Kakenya: la speranza delle bambine Maasai

Bambine Maasai studiano in Kenya

Nel 1993, a soli 14 anni Kakenya Ntaiya vive un’esperienza terribile che ogni ragazzina Maasai deve affrontare davanti al villaggio, senza piangere: la mutilazione genitale femminile. “Era molto doloroso, persi conoscenza” ricorda oggi la trentaquattrenne Kakenya.

Ma a differenza delle sue amiche, che dopo la cerimonia si vedevano costrette a sposarsi e ad abbandonare la scuola, Kakenya aveva un piano ben diverso. Infatti, la bambina aveva negoziato un accordo con suo padre: aveva promesso di affrontare l’operazione a patto di poter finire il liceo dopo il rito di passaggio. Altrimenti sarebbe scappata.

“Andare a scuola mi piaceva molto. Sapevo che dopo la mutilazione mi sarei dovuta sposare e che il mio sogno di diventare maestra sarebbe svanito” racconta Kakenya. Incoraggiata dalla mamma a lottare per una vita migliore, la ragazza cercò di posticipare il più possibile il rito di passaggio. E quando il padre finalmente le diede l’ultimatum, lei rispose con la sua presa di posizione.

L’atto di coraggio la ripaga abbondantemente: grazie agli ottimi voti Kakenya vince una borsa di studio negli Stati Uniti. Una parte della sua comunità raccoglie fondi per pagarle il viaggio aereo, e in cambio lei promette di ritornare per aiutare il villaggio, chiamato Enoosaen (Kenya occidentale).