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02 gennaio 2015

India: l'app che aiuta le donne in pericolo

Foto da 'Business School for Rural Women in India'

Il 2015 inizia con un’ottima notizia che arriva dall’India: la polizia di New Delhi ha lanciato una nuova applicazione che contribuisce alla sicurezza delle donne nella capitale.

L’app si chiama Himmat, che significa coraggio, ed è stata presentata al pubblico il 1mo gennaio 2015 dal Ministro dell’Interno, Rajnath Singh.

Ma come funziona? 

  • Basta scaricare l’applicazione e registrarsi, specificando nome e cognome, numero di telefono e almeno 3 numeri di persone care da contattare in caso di emergenza. 
  • In una situazione di pericolo, la donna può attivare l’app scuotendo il telefonino, oppure schiacciando l’icona apposita o pigiando velocemente 5-6 volte il bottone di accensione. 
  • Il telefonino invierà un SMS di allerta ai contatti e alla centrale di polizia, che riceverà anche 30 secondi di audio e video registrati dal cellulare a partire dall’attivazione, e la posizione esatta di chi lancia l'allarme


Al momento si tratta di un’app in versione beta, quindi ancora in via di sviluppo e che verrà migliorata sempre di più, oltre che resa disponibile per più sistemi operativi. Infatti, al momento è utilizzabile solo su cellulari Android, che sarebbe il sistema più utilizzato dalle donne nel Paese.

In India, sia le città che i villaggi sono teatro di numerose aggressioni sessuali. Speriamo che l’app sia un successo e che altri dipartimenti di polizia, sia in zone urbane che rurali, proporranno iniziative simile per proteggere le proprie cittadine.

21 febbraio 2014

Kakenya: la speranza delle bambine Maasai

Bambine Maasai studiano in Kenya

Nel 1993, a soli 14 anni Kakenya Ntaiya vive un’esperienza terribile che ogni ragazzina Maasai deve affrontare davanti al villaggio, senza piangere: la mutilazione genitale femminile. “Era molto doloroso, persi conoscenza” ricorda oggi la trentaquattrenne Kakenya.

Ma a differenza delle sue amiche, che dopo la cerimonia si vedevano costrette a sposarsi e ad abbandonare la scuola, Kakenya aveva un piano ben diverso. Infatti, la bambina aveva negoziato un accordo con suo padre: aveva promesso di affrontare l’operazione a patto di poter finire il liceo dopo il rito di passaggio. Altrimenti sarebbe scappata.

“Andare a scuola mi piaceva molto. Sapevo che dopo la mutilazione mi sarei dovuta sposare e che il mio sogno di diventare maestra sarebbe svanito” racconta Kakenya. Incoraggiata dalla mamma a lottare per una vita migliore, la ragazza cercò di posticipare il più possibile il rito di passaggio. E quando il padre finalmente le diede l’ultimatum, lei rispose con la sua presa di posizione.

L’atto di coraggio la ripaga abbondantemente: grazie agli ottimi voti Kakenya vince una borsa di studio negli Stati Uniti. Una parte della sua comunità raccoglie fondi per pagarle il viaggio aereo, e in cambio lei promette di ritornare per aiutare il villaggio, chiamato Enoosaen (Kenya occidentale).

19 gennaio 2014

Kenya: bambine a scuola grazie al calcio, l’esempio di Wilkister


Nairobi News e il calcio in Kenya

Bashiri Heri riprende a scrivere da dove aveva smesso circa un anno fa: ecco un aggiornamento molto bello sulla Victoria Sports Association, che è stato anche pubblicato sul quotidiano Nairobi News (per maggiori info sulla piccola associazione sportiva kenyota vedete il post Kenya: educazione attraverso lo sport nelle slum di Nairobi).

Moglie, mamma, senza studi… a vent’anni. È la triste storia di tante ragazze in Kenya. Ma grazie al calcio, c’è chi riesce ad andare a scuola ed evitare il matrimonio forzato ad un’età così giovane.

Un esempio è Wilkister Shivoka, che oggi ha 20 anni. Nel 2007, per mancanza di soldi in famiglia la ragazza raramente poteva andare a scuola ed era costretta a chiedere l’elemosina per strada. Per fortuna, un giorno nota un gruppo di bambine che si allenano in un campo da calcetto a Nairobi.

“Alcune ragazze erano più giovani di me, sembravano divertirsi molto” ha raccontato al quotidiano Nairobi News. Spinta dalla curiosità e dall’ambizione, parlò con l’allenatore Dennis Otieno e si unì al Victoria Football Club con 8 amiche, anche loro mendicanti.

bambine giocano a calcio in kenyaCon il nuovo hobby Wilkister si diverte e riesce a tornare a scuola. Infatti, la VSA fa del suo meglio per aiutare i bambini bisognosi che hanno voglia di studiare, coprendo una parte o tutte le spese scolastiche.

Purtroppo, non tutti i bambini dimostrano la stessa passione e determinazione di Wilkister. Le sue amiche, per esempio, tornano a chiedere l’elemosina. Nel 2010, molte si ritrovano costrette a sposarsi, mentre altre scappano dalle pressioni familiari e continuano a vivere per strada.

“È stato triste vedere le mie amiche che si sposavano così giovani. Per le ragazze delle slum non è facile andare a scuola senza distrazioni, ma grazie al calcio io non ho perso la speranza e sono rimasta lontana dai pericoli della strada”.

Quando non è in campo o a scuola, Wilkister si occupa delle pulizie di alcune case nella zona Parklands, per un modestissimo stipendio. A vent’anni sta per finire l’ultimo anno di liceo, ha partecipato a molti tornei e vinto vari trofei insieme alla sua seconda famiglia, ovvero gli altri bambini e ragazzi della Victoria Sports Association. “Wilkister è un’ispirazione per tutti” commenta il coach Dennis Otieno.

Il suo sogno? Riuscire a far uscire la mamma dalla baraccopoli e dalla povertà.

Visita il sito della Victoria Sports Association

L'articolo di Nairobi News: Football gave Shivoka new lease of life

01 maggio 2011

Yawa: the hope of Ghanaian and African women

Questa è una versione in inglese dell'articolo su Yawa, fondatrice della LLN. Per leggere l'articolo in italiano, cliccare qui.


I  had the pleasure of meeting Yawa in 2004, during a course on democracy and tribalism in Ghana. At the time, I had immediately noticed and appreciated her great personality, wisdom and determination.

In the past few years, Yawa has confirmed herself as a leader in Ghana, both at university level as well as community level. Her passion? Defending and enhancing the role and opportunities of Ghanaian and African women in society and daily life.

She became the first female president of a college-level student government organization in Ghana. In 2007 she was invited to join the Pan-African Network of Emerging Leaders. She was one of the founders and presidents of Women of Ashesi, a support group for university-level women.

Yawa Hansen-Quao passionately defends women's rights and female empowerment. She organizes and promotes workshops about gender stereotyping, AIDS and sexual education. As a member of Toastmasters International, she shares the art of public speaking, helping other women to develop the necessary skills and confidence to become more effective communicators.

28 aprile 2011

Yawa: la speranza delle donne ghanesi e africane

Ho avuto il piacere di conoscere Yawa nel 2004 in Ghana, durante un corso sulla democrazia e il tribalismo in Africa. Già all'epoca avevo notato e apprezzato la sua grande personalità, saggezza e determinazione.

Negli ultimi anni, Yawa si è affermata come una leader sia a livello universitario che comunitario in Ghana, soprattutto per quanto riguarda la valorizzazione del ruolo e delle opportunità delle donne africane nella società e nella vita quotidiana.

È diventata la prima presidente donna di un'organizzazione governativa universitaria in Ghana. Nel 2007, è stata invitata al Pan-African Network of Emerging Leaders. È stata uno dei fondatori e dei presidenti di Women of Ashesi, un gruppo di supporto per le ragazze che frequentano l'università.

Yawa Hansen-Quao difende con passione i diritti delle donne e l'empowerment femminile. Organizza e promuove workshop sugli stereotipi di genere e programmi per la sensibilizzazione sull'AIDS e l'educazione sessuale. Come membro della Toastmasters International, condivide l'arte di parlare in pubblico, aiutando altre donne a sviluppare la fiducia e le abilità necessarie per diventare delle comunicatrici più efficaci.

20 marzo 2011

Zahida, la prima tassista donna del Pakistan

Da vent’anni guida tra i mercati affollati di Islamabad, fino ad arrivare alle terre tribali remote a nord del Pakistan, in una società completamente dominata dagli uomini.

Zahida Kazmi è acclamata come la prima tassista donna del Pakistan. Ha iniziato nel 1992 all’età di 33 anni. Era appena diventata vedova e aveva sei figli da sostenere.

Nonostante appartenesse a una famiglia conservatrice e patriarcale, Zahida decide di affrontare la situazione in modo indipendente, andando contro la volontà dei parenti.

Approfitta di un piano governativo che dà a chiunque la possibilità di comprare un taxi nuovo a rate accessibili.

15 gennaio 2011

Niqab: il volto e la voce delle donne afghane in TV

“Avevo tanti piani per la mia vita. Ma appena ho visto l'uomo che avrei dovuto sposare, i miei sogni sono svaniti”. Saraya parla in modo sommesso e si torce nervosamente le mani. “Dissi a mio padre che non lo volevo sposare e gli chiesi: 'perché mi fai questo?' Mi rispose che avevo l'età giusta per il matrimonio e che la decisione spettava a lui, non a me”.

All'epoca lei aveva 15 anni e fu forzata a sposarsi con un uomo di 58 anni, un noto stupratore con tanto di fedina penale sporca.

Un tumulto di emozioni sgorga liberamente da Saraya che, nascosta dietro una maschera, racconta -come non ha mai potuto fare prima-  episodi della sua vita in uno studio televisivo.

Partecipa al nuovo e rivoluzionario programma afghano “Niqab” (La Maschera), nel corso del quale le donne possono condividere le loro esperienze ed esprimere le loro emozioni e opinioni senza paura, poiché protette da una maschera.

L'oggetto che copre il volto delle protagoniste è per metà blu pallido (il colore del burka) per simboleggiare l'oppressione delle donne, e per metà bianco per rappresentare l'innocenza delle stesse, spesso costrette a diventare mogli quando sono ancora bambine.